Alitosi





Alito Cattivo


L’alitosi è uno dei disturbi più fastidiosi che si possano immaginare. Fastidioso non perrché comporta dolori o particolari disturbi, ma per il suo innegabile legame con l’aspetto sociale e le interrelazioni personali.

Le persone affette da questa patologia infatti vengono letteralmente escluse dal resto della società, messe da parte, dileggiate. Eppure il respiro maleodorante è più frequente e diffuso si quanto si pensi, almeno nella sua forma leggera e temporanea, legata spesso all’ingerimento di cibi alitogeni, al consumo di alcoolici ed al vizio del fumo.

L’alitosi transitoria può manifestarsi in qualsiasi momento della giornata, non ha una durata considerevole e può essere facilmente superata da una corretta igienizzazione del cavo orale. Li vanno ricercate infatti le cause della comparsa dei composti volatili solforati, a loro volta principali fattori scatenanti del disturbo. Certamente l’alitosi risulta essere una vera e propria ossessione nella società moderna, così attenta all’aspetto fisico ed all’eliminazione delle imperfezioni dei suoi individui.

Quante volte vediamo in strada persone intente ad alitare nel cavo della mano per accertarsi dell’odore del proprio alito? La famosa “conchetta”, che tutti hanno fatto almeno una volta nella vita senza conoscerne la fallibilità come sistema adatto allo scopo. Fallibilità perché effettivamente non è rivelatrice di nulla.

Ci sono altri metodi “fai da te” per raggiungere l’obiettivo: per esempio strofinare la lingua su un polso e poi odorare il sottile strato di saliva, o se non su un polso su un pezzo di garza sterile, oppure si può utilizzare il filo interdentale e poi controllarne la colorazione, tendente al marrone in presenza di alitosi. La forma transitori non è una vera e propria patologia, ma un piccolo sintomo facilmente curabile.

Come già detto l’igienizzazione del cavo orale risulta essere l’alleato migliore contro l’alitosi. L’utilizzo dello spazzolino deve però essere corretto, non frettoloso come spesso accade. La rimozione dei rimasugli di cibi negli interstizi dei denti, avviene in modo concreto solo attraverso un accurata spazzolatura di almeno due minuti, effettuata con movimenti dall’alto verso il basso per l’arcata superiore e dal basso verso l’alto per quella inferiore, tenedo lo spazzolino a 45 gradi rispetto la superficie dentale.




 

L’uso del filo interdentale deve essere affiancato a questa attività, proprio per la capacità di eliminare definitivamente i cibi incastrati tra dente e gengiva. I colluttori naturalmente contribuiscono alla disinfettazione del cavo orale.

Ultimo consiglio è quello di spazzolare delicatamente anche la lingua. Spesso è necessario recarsi da un buon Odontoiatra per sottoporsi alle pulizie dentali professionali, capaci di rimuovere in breve tempo il tartaro e la placca depositatesi sulla superficie dentale.

Esiste tuttavia una forma di alitosi molto più invasiva di quella transitoria, conosciuta in Medicina come alitosi patologica persistente. Per questa patologia non è sufficiente l’igienizzazione orale, poiché spesso non trova i suoi fattori scatenanti all’interno della bocca. Le cause allora vanno ricercate in altri zone dell’organismo, come lo stomaco o la gola.

Questo tipo di alitosi è una sorta di allarme, una traccia che rivela la presenza di malattie sistemiche anche molto gravi, come per esempio il diabete mellito, l’insufficienza renale cronica, la tonsillite, le epatopatie, la gastrite.

A questo punto l’Osdontoiatra può fare davvero poco se non consigliare al paziente visite mediche con altri specialisti. Il macchinario diagnostico capace di rilevare la percentuale esatta di composti volatili solforati nel fiato è l’Halimeter.

Grazie ad esso il dentista può facilmente capire la gravità del sintomo, relegandolo al tipo transitorio o a quello permanente. In più si ha la capacità di isolare i casi di alitofobia e pseudo alitosi, anche essi più frequenti di quanto si possa immaginare.

Consiste nello sviluppo della paura di soffrire di alito cattivo anche quando non è così. Anche in questo caso il dentista può solo consigliare la visita da un professionista del campo medico legato alla psiche dei pazienti.